Intervista a Costanza Brogi (Kobrax)

Gallo (Twilight Tattoo) intervista Costanza Brogi (Kobrax), autrice del nuovo libro sul tatuaggio tradizionale giapponese “Il fiore nell’ombra. Percorsi attraverso il tatuaggio tradizionale giapponese
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 (in foto Costanza Brogi tatuata da Luke Red)
1: Ciao Costanza, cominciamo con una domanda di rito, parlaci un po di te, del tuo percorso e di come ti sei avvicinata al tatuaggio giapponese.
Il Giappone mi ha sempre affascinato fin da bambina, la stessa attrazione la provavo per il tatuaggio ed i soggetti che richiamavano l’Oriente mi piacevano, anche se verso la fine degli anni 90, quando ho inziato i primi approcci (il primo libro in assoluto che ho comprato, anzi mi ha comprato mia mamma, era del 1997) era tutto molto diverso da ora. Il fascino che emana un horimono ha cominciato ad investirmi dopo, specialmente con le foto dei vecchi lavori tradizionali che ho apprezzato in una vecchia copia che ho del Ransho.
Ho iniziato a voler capire bene quella magia, da qui l’inizio degli “studi” comprendenti leggende, figure mitologiche e anche storia del tatuaggio giapponese. Contemporaneamente ho iniziato a collezionare libri su Horimono, Ukiyo-e e tutto quanto riguarda il Giappone. Attualmente sto studiando anche la lingua, cosa che mi sta dando la possibilità di sentirmi ancora più vicina a questa nazione.
2: Questo è il tuo primo libro, da cosa è nata l’esigenza di produrre un lavoro di questo tipo?
Con il tempo ho visto di come sia salito di livello il tatuaggio giapponese in Italia, abbiamo degli artisti invidiabili, sia per il new school che per il tradizionale, però allo stesso tempo mi sono resa conto di quanto sia sbilanciato il materiale che si trova sull’argomento nella nostra lingua rispetto all’inglese o al giapponese, perciò ho pensato potesse essere utile mettere nero su bianco quanto ho appreso in questi anni documentandomi, d’altronde a cosa serve sapere se non viene condiviso? E niente meglio di un libro avrebbe potuto farlo
3: Durante la tua ricerca, quali sono gli aspetti che maggiormente ti hanno colpito?
Sicuramente la parte che per me è stata più interessante in fase di ricerca è stata quella strettamente tecnica, strumenti etc… Il cercare, anche tramite testi che parlavano di ukiyo-e, come venivano fabbricati gli inchiostri da tatuaggio, le varie tecniche usate dai maestri ed i loro strumenti di lavoro
4: Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato?
Senza dubbio, strettamente collegato al libro, il reperire materiale fotografico, per fortuna diversi giapponesi mi hanno aiutato e qui colgo l’occasione per ringraziare Akira Okahashi, Koume Books, il maestro Nakamura Toshikazu e il maestro Horikyo di Osaka.
Un ringraziamento speciale va a Masao, grande amico di origine giapponese che mi ha aiutato con le traduzioni dei testi in giapponese che ho usato come fonti per il libro.
5: Decidere di produrre un lavoro di questo tipo in lingua italiana è una scelta coraggiosa, cosa ti ha portato a prenderla? Pensi on futuro di tradurre il tuo libro in inglese?
Sicuramente un lavoro così in italiano ha un pubblico più ristretto rispetto a quello che potrebbe avere se fosse in inglese, ma il punto è proprio questo, in inglese c’è già diverso materiale, ma magari, anche se come lingua è molto diffusa, può non essere accessibile in pieno a tutti. La mia idea era di fare un lavoro che potesse essere di aiuto prima di tutto al pubblico italiano e spero possa aiutare la scena del tatuaggio giapponese in Italia a crescere ancora, questa sarebbe per me un’immensa soddisfazione, spero che il mio lavoro possa dare un piccolo contributo.
Non saprei se tradurre, attualmente preferirei concentrarmi su altri progetti, sempre finalizzati al pubblico italiano.
6: A tuo parere quali sono gli artisti Ukyo-e che hanno maggiormente influenzato il tatuaggio giapponese?
Sicuramente Kuniyoshi più di tutti, ma anche Hokusai, Kyosai, Kunisada etc… Tra l’altro Kunisada (Toyokuni III) e Kunicika offrono degli ottimi spunti con i loro personaggi tatuati, specialmente attori kabuki
7: Come vedi il panorama del tatuaggio giapponese in Italia?
Sono molto felice di aver visto salire tanto il livello, abbiamo ottimi artisti sia nel tradizionale che nel new school e mi sento di affermare che molti non hanno niente da invidiare a grandi nomi internazionali. Spero di vedere ancora più sviluppo e più diffusione dei bei lavori.
8: So che nella tua collezione di tatuaggi è presente anche un pezzo realizzato con tecnica tradizionale giapponese, vuoi parlarci della tua esperienza a riguardo?
Si, è un piccolo pezzo fatto da Ouka del Rat skill di Okayama sul costato. L’esperienza è stata fantastica e voglio assolutamente ripeterla, magari con l’altro costato. Però l’ho fatto in convention e se da una parte sono contenta della possibilità che danno questi eventi di avvicinare appassionati e artisti, credo che nella tranquillità di uno studio sia un’esperienza ancora più bella e piacevole.
È una tecnica, contrariamente a come molti pensano, molto delicata e poco dolorosa rispetto al tatuaggio fatto a macchinetta, la bellezza è nella possibilità di godere del suono che emette la pelle, mentre è attraversata dagli aghi, splendida
9: Ora che il tuo libro è uscito e sta riscuotendo un grande successo tra gli appassionati non puoi certo fermarti qui, che progetti hai per il futuro?
Beh, adesso voglio concentrarmi molto sullo studio della lingua giapponese, anche se allo stesso tempo andrò avanti col collezionare testi, già ne ho in arrivo tre dal Giappone, e cercare informazioni. Il poter districarmi meglio col giapponese mi permetterà di portare avanti idee che ho da tempo e che spero di poter realizzare, ovvero uno studio sul legame tra province antiche ed irezumi punitivo, in più mi piacerebbe approfondire lo studio della shamisen bori, tra l’altro poter avere un pezzo del maestro Nakamura Toshikazu sarebbe un sogno
Intervista by Gallo (Twilight Tattoo)

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